Giancarlo Ferraris, la mia Langa suona il Jazz

Giancarlo Ferraris, la mia Langa suona il Jazz

Giancarlo Ferraris La musica della Colline Chiarlo

«La mia Langa suona il Jazz. Suona come Paolo Conte. Al primo impatto è immediata, semplice, diresti popolare. Ma dopo un paio di ascolti giunge la profondità dell’armonia, la complessità del ritmo, l’emozione della meraviglia. Sono le mie colline: un ritmo elegante mascherato di provincialismo».

Giancarlo Ferraris racconta con questa metafora La musica delle Colline, personale che dal 1 giugno al 15 dicembre di quest’anno sarà possibile visitare presso la cantina di Michele Chiarlo, a Calamandrana, all’interno della rassegna ArteinCantina. Una serie di opere “totemiche”: lamiere tagliate al laser dai colori vibranti, installate su pali da vigna. Più alcuni quadri che il pittore, originario di San Marzano Oliveto ha dedicato alle colline di Langhe e Monferrato, nelle quali è nato e alle quali ha dedicato gran parte della sua opera.

Perché Giancarlo Ferraris è il pittore del vero spirito di questi territori: da oltre 40 anni dipinge il vino. O meglio, la “faccia” del vino, quell’importantissimo biglietto da visita, del vino, che è l’etichetta.

Lui è il pittore di Michele Chiarlo, «che ho plasmato con le mie opere e dal quale sono stato riplasmato». Il pittore al quale, dalla fine del 1970, il vigneron di Calamandrana ha affidato il vestito delle sue bottiglie più importanti, tra cui spiccano il Barolo Cerequio, il Barolo Cannubi, il Barbaresco Asili e il Nizza La Court (un tempo Barbera d’Asti “Nizza”) che, nel 2000, vinse il premio internazionale Etichetta dell’anno. Ferraris è stato uno degli artisti dell’Art Park La Court, il primo museo a cielo aperto fra i vigneti, che, nei primi anni 2000, chiamò a racconta personalità del calibro di Emanuele Luzzati, Balthasar Brennenstuhl, Marcello Mannuzza, Fabio Albino Cavanna, Peppino Campanella, Dedo Roggero Fossati e, più recentemente, Ugo Nespolo e Chris Bangle.

«Quando osservo le mie colline odo un ritmo», racconta Ferraris. «Quello dei colori, delle vigne, delle dorsali che si susseguono all’infinito. Qui ogni colore non è astratto, ma terrestre, pregno di un senso atmosferico che ne modifica continuamente la luce e l’essenza».

È cercando questo ritmo che Ferraris dipinge: i quadri come le etichette. «La musica, come il vino» continua «funge da collettore di emozioni. È fatta di atmosfera, paesaggio, persone, dettagli e particolari». Paesaggio e particolari che affiorano in tutta la sua opera, densa di materia e di metafisica, di astratto e concretissimo. Di colori che vibrano l’assoluto e altri che sono terreni, carnali, che quasi li “potresti bere”: «L’etichetta per me ha un fine pratico. È arte che invita all’acquisto, presentazione visiva di un liquido. È sinestesia non solo di sensi, ma di concetti. Assieme al vino deve raccontare la polifonia della sua creazione, che è persone, tradizioni, storie, terra. In poche parole, vita».

«Musica delle Colline», prosegue Ferraris, «vorrebbe raccontare il vino come manifestazione sintetica del paesaggio. Ovvero, luogo in cui uomo e natura si sono modificati a vicenda e ora dipendono l’uno dall’altro, tanto strettamente che l’Unesco ne ha riconosciuto l’eccezionalità, dichiarandole Patrimonio Mondiale dell’Umanità».

E l’arte, che ruolo gioca in tutto questo? «Per qualcuno dovrebbe essere illustrativa, ma io credo abbia una funzione fascinatoria», conclude. «L’arte deve sedurre, conquistare. Non trasmette un’informazione, ma un complesso insieme di emozioni».

Giancarlo Ferraris La musica delle colline

Giancarlo Ferraris – La musica delle colline
Michele Chiarlo
(cantina), 1 giugno – 15 dicembre 2019
Strada Nizza-Canelli, Calamandrana (AT)
Tel. +39 0141 769030
Mail info@chiarlo.it