Cannubi, armonia ed equilibrio delle “anime” del Barolo

Cannubi, armonia ed equilibrio delle “anime” del Barolo

Su Cannubi è difficile dire qualcosa che non sia già stato detto. Eppure è anche impossibile non dire nulla.

Cannubi, di fatto, è il più famoso cru – o Menzione Geografica Aggiuntiva – della denominazione Barolo, quel vigneto da molti invidiato, da altri sognato e da pochissimi fortunati coltivato. Da tutti, però, riconosciuto come summa delle anime del Barolo, che qui trovano la loro espressione più compiuta e armonica.

Per capire che cos’è Cannubi bisogna cominciare dalla sua posizione. Il vigneto detto Cannubi occupa la parte centrale di una grossa collina a forma di cuneo che si solleva poco prima del paese di Barolo. La punta del cuneo è rivolta a Nordest, verso Alba, mentre la base termina con le prime case del borgo ed è rivolta a Sudovest. Curiosamente, la collina è perfettamente delimitata da due strade di fondovalle, la Provinciale 3 e Via Alba, entrambe ascendenti verso il centro di Barolo.

Non tutta la collina dei Cannubi, che conta circa 37 ettari, è riconosciuta semplicemente come “Cannubi”. Dopo una difficile ricerca di tipo storico-archivistico e un’ancor più difficile delimitazione della Menzione, l’area del Cannubi è stata ufficialmente divisa in 5 zone. Con il termine Cannubi (e solo “Cannubi”) s’intende la Menzione, di circa 14 ettari, che include la parte centrale e sommitale della collina. La punta del cuneo è invece detta Cannubi Boschis, mentre le tre aree di Sudovest che confinano con Barolo sono menzionate come Cannubi San Lorenzo (sul crinale), Cannubi Muscatel (in prossimità dell’omonima frazione di Barolo) e Cannubi Valletta (che affaccia su Via Alba tra la frazione Muscatel e il paese di Barolo).

La posizione di questo vigneto, si diceva, è assai importante. Geograficamente, infatti, Cannubi è posta alla confluenza delle due principali “zone geologiche” del Barolo: i terreni profondi e compatti del versante elveziano di Monforte d’Alba, Serralunga d’Alba e Castiglione Falletto, caratterizzati dalle Arenarie di Diano e da argille calcaree; e i suoli più “morbidi” della componente tortoniana di La Morra e Verduno, la cui principale caratteristica geologica è rappresentata dalle Marne di Sant’Agata Fossili, strati assai marnosi con poca presenza di sabbia.

Cannubi, almeno teoricamente, rappresenterebbe il connubio perfetto delle principali sfumature del Barolo: la potenza, la struttura e la virilità del settore elveziano; l’eleganza, la suadenza, i profumi e la “femminilità” delle Marne di Sant’Agata.

La vigna “più storica”

Se la geografia tributa a Cannubi un posto d’onore, anche la storia celebra questo cru con citazioni di tutto rispetto. Le ricerche archivistiche fanno risalire le prime documentazioni sul Cannubi al XVIII secolo, precisamente al 1752, anno a cui risale la sua più antica etichetta, conservata a Bra dalla famiglia Manzone e indicante che, già allora,  primo fra tutti i vini d’Italia, le uve da qui vinificate venivano venivano attentamente separate.

La più celebre citazione del Cannubi, però, si deve alle ricerche di Lorenzo Fantini che, nella sua celebre Monografia Sulla Viticoltura ed Enologia nella Provincia di Cuneo, edita nel 1879, indica il nostro vigneto tra le posizioni migliori della zona, inaugurando la fama vitivinicola che, da allora, si diffuse prima in Italia e poi a livello mondiale, grazie anche a produttori capaci di esaltarne le innate caratteristiche in Barolo d’eccellenza.

 IL CANNUBI DI MICHELE CHIARLO

Dal 1989, Michele Chiarlo possiede una parcella di circa 1 ettaro nella parte più centrale della Menzione Geografica Cannubi, quella storica, dove, tutt’ora si trova l’antico capanno che serviva a conservare gli attrezzi della vigna (ciabot, in piemontese). Si tratta di una vigna in forte pendenza che ha richiesto a Michele Chiarlo moltissima cura dei suoli al fine di evitarne l’erosione e i rischi idrogeologici connessi. Sotto la guida dell’Università svizzera di Changin, i filari sono stati “terrazzati” con ciglioni inerbiti: un lavoro delicatissimo e minuzioso, che oggi garantisce l’integrità del terreno in modo del tutto naturale.

Le “terrazze”, che sono le prime a essere realizzate all’interno di un cru di Langa, contribuiscono a migliorare l’esposizione dei grappoli e a donare frutti di assoluta eccellenza. I suoli, come già accennato, presentano un mix di marne calcaree tortoniane ed elveziane, caratterizzate da un 30% di sabbie: poveri di sostanza organica, sono ricchissimi di microelementi quali ferro e magnesio.

Ne deriva un Barolo paradigmatico, per struttura ed eleganza. Un vino ad alta e nobile concentrazione polifenolica e impareggiabile leggiadria, capace di essere complesso e morbido al contempo, austero e affascinante, ricco di tannini setosi che regalano sensazioni di corposità e pienezza pur mantenendo una delicata avvolgenza.

Anche Cannubi, come tutti i principali cru di Michele Chiarlo, fa parte del progetto V.I.V.A. “Sustainable Wine”, adottato per migliorare e monitorare il proprio impatto ambientale e la sostenibilità lungo tutta la filiera.