1956-2026. 7 decenni di storia

1956-2026. 7 decenni di storia

Settant’anni sono un ciclo compiuto: dal dopoguerra alla rivoluzione digitale, dal torchio manuale alla sostenibilità, dalla botte al mondo. Dentro questa traiettoria si specchia anche l’Italia intera – quella che è cresciuta, ha viaggiato, ha imparato a bere meglio e a pensare al vino come a un’espressione di cultura.

Il 1956 è un anno che profuma di ripartenza. L’Italia esce dalle fatiche della guerra con un’economia ancora fragile ma un immaginario nuovo: quello del lavoro, della fiducia, della costruzione. A Torino nasce la 500, in televisione arriva Lascia o raddoppia?, e nelle campagne piemontesi la vita segue ancora il passo lento dei trattori a testa calda. È in questo tempo di speranza e calli che Michele Chiarlo, ventitreenne figlio di viticoltori di Calamandrana, fonda la sua cantina.

L’idea è semplice e radicale: fare vini che rappresentino il Piemonte con dignità e precisione. Negli anni Sessanta, mentre il Paese scorre veloce verso il boom e Fellini racconta la dolce vita, la Barbera rimane il vino delle osterie, quello del pane e formaggio. Ma Michele intuisce che la qualità può elevarla: non serve cambiare la sua natura, serve valorizzarla. Sono anni di sperimentazione, di viaggi tra Langhe e Monferrato, di amicizie nate tra enologi e contadini. La cultura del vino italiano comincia a parlare di terroir, parola allora quasi esotica.

Negli anni Settanta, mentre il Paese scopre il design industriale, la fotografia d’autore e le prime radio libere, in cantina arrivano le prime botti grandi da affinamento. Chiarlo sperimenta con l’idea di “cru”, in anticipo sui tempi. Nel 1978 escono le prime selezioni di Barolo, Barbaresco e Barbera – vini che raccontano un paesaggio e ne restituiscono l’essenza. È la stessa epoca in cui Gavi inizia a farsi conoscere come bianco d’autore: un respiro marino tra le colline.

Gli anni Ottanta portano un’Italia diversa, colorata e ambiziosa: la Milano da bere, la pubblicità, la televisione privata. In vigna, però, si continua a lavorare con il ritmo dell’agricoltura. Michele Chiarlo pratica i primi diradamenti mirati: un gesto tecnico oggi consueto ma allora rivoluzionario. Significava scegliere la qualità alla quantità, ridurre i grappoli per migliorare il vino. In quegli stessi anni, il Paese ridisegna il proprio modo di percepire i luoghi: Viaggio in Italia e la fotografia di Luigi Ghirri introducono un nuovo sguardo sul paesaggio, invitando a ricomporre il rapporto tra le persone e ciò che le circonda.

Nel 1988 l’azienda approda nel cuore del Barolo: Cerequio, anfiteatro naturale tra La Morra e Barolo, luogo che diventerà simbolo e casa e le cui 30 annate celebriamo oggi.

L’anno dopo si aggiunge Cannubi. Due cru iconici, a consolidare la certezza che un grande vino nasca sempre da una grande vigna. È il decennio delle denominazioni DOCG e della nascita del Movimento Turismo del Vino: la cultura del vino comincia a incontrare quella del viaggio.

Gli anni Novanta aprono una stagione di equilibrio. La globalizzazione avanza, l’arte contemporanea entra nei musei industriali di Torino, Internet si affaccia nei bar. Nel 1995, mentre in Italia si parla di Slow Food e di ritorno alla terra, Michele Chiarlo acquisisce la Tenuta La Court, nel cuore del Nizza: venti ettari che diventeranno manifesto di una Barbera pura ed ambiziosa.

Il nuovo millennio si apre con un’intuizione che amplia il modo di abitare la vigna: nel 2003 nasce l’Art Park La Court, uno dei primi esempi di land art tra i filari. In quegli anni l’Italia discute di bellezza e di tutela del paesaggio: i musei si spostano all’aperto, il vino diventa cultura visiva, e la tenuta di Castelnuovo Calcea diventa un laboratorio dove arte, natura e vino convivono come linguaggio comune.

Nel 2011 nasce Palás Cerequio, relais dedicato ai grandi Barolo; l’enoturismo italiano sta crescendo e il rapporto tra persone, luoghi e vini si fa sempre più indissolubile.

Il decennio successivo porta maturità e nuove consapevolezze. Le Langhe ottengono il riconoscimento UNESCO e la cantina di Calamandrana rafforza il proprio impegno nella sostenibilità, avviato ben prima che diventasse un tema diffuso. Nel 2022 i cru Cerequio e Faset entrano nella Place de Bordeaux, aprendo un ponte ideale tra Piemonte e mondo.

Nell’ottobre 2024 viene inaugurato il Cannubi Path, percorso artistico firmato da Ugo Nespolo e concepito per onorare un grande desiderio di Michele – un gesto culturale che restituisce alla collina la sua centralità, trasformandola in un luogo di visita, contemplazione e dialogo tra arte e vigneto.

Settant’anni dopo il 1956, la nostra storia continua a crescere insieme ai luoghi che l’hanno generata. Le vigne nei migliori cru del Piemonte; l’accoglienza; l’arte tra i filari; il lavoro quotidiano: tutto concorre a formare quella geografia esperienziale che definiscono la Michele Chiarlo di oggi.

È un percorso che guarda avanti con lo stesso sguardo con cui è nato, consapevole che il vino è espressione di una terra, e che ogni scelta può contribuire a custodirla.

Il resto è ciò che verrà: un nuovo capitolo che cresce sulle colline, un passo alla volta.