Il vino è una delle forme con cui un territorio prende voce: memoria e racconto insieme, espressione concreta e simbolica di una cultura.
Per Michele Chiarlo, questa voce parla anche attraverso l’arte: un linguaggio capace di rendere visibile il legame tra uomo e paesaggio, tra vigna e bellezza. Da questa visione nasce un mosaico di luoghi e percorsi in cui l’arte, in tutte le sue sfaccettature, si intreccia al vino, e il paesaggio diventa esperienza – la Chiarlo Experience.
È la sede storica dell’azienda, nel cuore del Monferrato. Qui il vino prende forma ogni giorno, unendo la parte produttiva a spazi pensati per l’accoglienza, le visite e le mostre temporanee che portano l’arte in cantina. Le sale di vinificazione, le grandi botti e l’architettura della cantina raccontano la dimensione più concreta del nostro lavoro: il punto di partenza di ogni percorso esperienziale.
Venti ettari nel cuore del Nizza DOCG trasformati in uno dei primi esempi di land art tra i vigneti in Italia. Dal 2003 ospita installazioni permanenti, opere di artisti internazionali e appuntamenti culturali, restituendo al territorio un paesaggio in cui arte e natura dialogano in modo continuo.
Un percorso immerso tra i filari della menzione più celebre del Barolo, arricchito dalle installazioni di Ugo Nespolo. È un cammino che celebra un sodalizio lungo oltre dieci anni e rende questo vigneto storico patrimonio accessibile, da conoscere e da vivere in prima persona.
Il primo relais interamente dedicato al Barolo. Undici suite ispirate ai grandi cru, un Caveau che custodisce oltre mezzo secolo di annate – dal 1958 ad oggi – e spazi pensati per degustazioni, incontri e momenti di approfondimento. Palás è anche luogo d’arte e di letteratura, dove mostre, opere e incontri culturali raccontano un dialogo continuo tra vino e creatività.
Un indirizzo che completa l’esperienza con l’arte gastronomica del territorio, interpretata in chiave contemporanea. Qui il vino trova un naturale dialogo con i piatti, in uno spazio che unisce convivialità e senso di appartenenza.
L’incontro con l’arte fiorisce attraverso le etichette che il maestro Giancarlo Ferraris disegna per Michele Chiarlo a partire dalla metà degli anni ’80. Un incontro e un’amicizia che, attraverso un continuo scambio tra pittura ed enologia, daranno vita a un profondo rinnovamento dell’etichettatura classica, creando vere e proprie icone del mondo enoico. Dalla stilizzazione architettonica del campanile di Cerequio all’eterea astrazione degli elementi paesaggistici del Gavi; dal casotto dei Cannubi all’«elemento mitico» dei Cipressi de La Court, le etichette di Giancarlo Ferraris sono «spiragli di luce […] sull’oscura profondità del vino». (Sotto il segno dei filari arancioni, Semidivite, 2001, pp. 11-13)
A partire dal 2008 Michele Chiarlo ha creato una collana di libri dedicata al Piemonte del vino: l’arte, la cultura, le tradizioni di una terra in cui il matrimonio tra vite e vita è la più affasciante storia da raccontare.