Vendemmia 2018, una stagione di raro equilibrio

Vendemmia 2018, una stagione di raro equilibrio

«La differenza sulla qualità dei vini 2018? La faranno l’esperienza del viticoltore, le scelte in vigneto e i grandi cru».

Stefano Chiarlo, enologo e agronomo

Non ha dubbi Stefano Chiarlo che, con meticolosa precisione e totale dedizione, segue passo passo la maturazione delle uve e l’evoluzione dei vini di Michele Chiarlo. A lui abbiamo chiesto di raccontarci la stagione 2018, fra difficoltà meteorologiche, interventi in vigna e qualche anticipazione sul futuro dell’annata.

Stefano, ci puoi raccontare brevemente com’è stata l’ultima stagione vitivinicola?

Un inverno con temperature miti e precipitazioni nevose nella seconda decade di febbraio è stato il preludio di una primavera particolare, caratterizzata da abbondanti piogge che, in totale, hanno superato i 950 mm. Da una parte, la pioggia ha contribuito a ripristinare le falde acquifere impoverite nell’annata 2017; dall’altra ha richiesto tempestivi interventi  – specie a maggio e giugno – per evitare marciumi ed infezioni, soprattutto della peronospora. L’estate è stata calda e da fine agosto alla prima decade di settembre abbiamo avuto notti particolarmente fresche che hanno permesso lo sviluppo di profumi intensi e delicati. La vendemmia, infine, è stata benedetta da un clima asciutto e soleggiato che ha portato le uve a perfetta maturazione fenolica. Il raccolto è stato quindi caratterizzato da qualità e quantità, con vendemmia in tempi regolari.

Quali sono state le maggiori difficoltà?

Il tempo capriccioso e mutevole, ha richiesto un’attenzione particolare ai vigneti durante la primavera e l’estate. Abbiamo dovuto agire in maniera tempestiva, per mettere le viti in condizione di saper “rispondere” nella maniera più adeguata al clima e giungere alla vendemmia con acini perfettamente maturi.

Quali operazioni sono state premianti?

Le azioni ragionate e programmate in modo puntuale, rispondendo alle reali condizioni meteorologiche. Il 2018 sarà l’anno in cui l’esperienza del vignaiolo farà la differenza, portando la vendemmia da ottima ad eccellente. I diradamenti e le operazioni sul verde, in particolare, sono stati fondamentali, li abbiamo studiati vigneto per vigneto, filare per filare, per riportare le rese conformi alla tipologia dei vini che andavamo a produrre.

Conterà anche il prestigio e la posizione dei vigneti?

I cru saranno il secondo parametro di eccellenza del 2018. In stagioni calde e uniformi, come il 2016, tutti i vigneti tendono a livellarsi verso l’alto, ma quest’anno avremo differenze notevoli. Le zone storicamente più vocate hanno saputo rispondere in modo perfetto al clima altalenante, dando il massimo.

Quali sono i vitigni che hanno risposto meglio alla stagione?

A mio parere, la barbera, il nebbiolo e il cortese. Su tutti, la barbera per il Nizza Docg, che sarà un ottimo vino, e i nebbioli da Barolo.

In definitiva, che tipo di vini possiamo aspettarci?

Dai primi assaggi, il 2018 si presenta come un’ottima annata. Espressività, notevoli profumi, un po’ più di acidità rispetto al 2017. Non ci sono state concentrazioni eccessive dovute al caldo oppure, al contrario, vini mancanti di struttura per temperature troppo rigide. Insomma, ci aspettiamo etichette di raro equilibrio e longevità.