Rovereto, il “Gran Cru” del Gavi Docg
Le Terre di Gavi o sono rosse, o sono bianche. Il rosso è quello delle argille, ricche di minerali ferrosi. Il bianco è quello delle marne tufacee, dure e compatte.
Le argille si trovano nei territori più a nord della denominazione, quelli, per intenderci più vicini alla piana alessandrina, che insistono sui comuni attorno a Novi Ligure. Le marne, invece, iniziano nei pressi del comune di Gavi per poi diventare preponderanti verso sud, nei comuni di Bosio, Carrosio e Parodi Ligure, fino ad elevarsi nelle rocce dell’Appennino Ligure. Le argille, da una parte, formano terreni ricchi di sostanza organica che, come sappiamo, influiscono sulla struttura del vino, regalando corpo e potenza. Le marne bianche sono al contrario pietrose, povere, stressano la vite e valorizzano il profilo aromatico dei vini.
Le Terre di Gavi sono o rosse o bianche, dicevamo. E poi c’è Rovereto. Che si trova nella cosiddetta “zona centrale”: una vasta area che, idealmente, viene compresa nel comune di Gavi e presenta terreni misti, influenzati dai depositi del fiume Lemme, che la attraversa.
ROVERETO, UNA VOCAZIONE MILLENARIA
Rovereto, è bene dirlo subito, non è un cru ufficiale della denominazione Gavi, che prevede la possibilità di indicare in etichetta solamente il comune dal quale provengono le uve: in questo caso, Gavi del Comune di Gavi. Ma se dovessimo classificare le zone e fare una piramide della qualità – come ad esempio è avvenuto per la Borgogna o il Bordeaux – allora non ci sarebbero dubbi: storia, vocazione e caratteristiche pedoclimatiche darebbero a Rovereto il primo posto del podio.

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Il toponimo di Rovereto è abbastanza comune. Deriva dal termine “rovere”, che sta ad indicare l’antica presenza di un bosco di querce le cui tipiche foglie lanceolate, oggi, sono diventate il motivo che decora l’etichetta del nostro vino. Ciò che rende unica la zona è, però, la sua storia. Sembrerebbe infatti che qui, nel X secolo, sorgesse un insediamento benedettino, chiamato (almeno stando a documenti posteriori) “Grangia Bassignana”, una sorta di fattoria agricola alle dipendenze dell’Abbazia di Rivalta Scrivia. Oggi, a più di mille anni di distanza, quella fattoria esiste ancora. Ha cambiato nome, aspetto e dimensioni, ma non il luogo, ovvero frazione Rovereto, viva testimonianza di una vocazione vitivinicola che dall’Alto Medioevo ad oggi, non si è mai interrotta.
TRA PIETRA E ARGILLA
La “vocazione enoica” di Rovereto è una delle più antiche della zona, ma anche i suoli concorrono a renderla speciale. La base dei terreni è costituita da argille “ferrettizzate”, il cui colore rosso scuro è dato dall’alta presenza di ferro. L’argilla è attraversata da strati alterni di ghiaie alluvionali, ovvero depositi ciottolosi trasportati dall’Appennino alla pianura grazie alla millenaria azione erosiva del fiume Lemme. Ne consegue che i vini nati a Rovereto beneficiano di entrambi i suoli tipici delle Terre del Gavi: quelli più pietrosi, che esaltano la finezza; e quelli argillosi, che regalano corpo.
Il nostro Rovereto Gavi del Comune di Gavi Docg è perciò un vino dalla natura complessa e affascinante, un bianco luminoso e fragrante, fresco e intenso, capace però di svelare, in bocca, una corpo di tutto rispetto, che si accompagna ad un finale lungo, piacevolmente sapido e rotondo. Un Gavi d’eccezione, che può accompagnare i piatti di pesce quanto la carne, per un’esperienza inedita e sempre appagante.
UN BIANCO LONGEVO
Le terre rosse miste a pietre in cui nasce il Rovereto Gavi del Comune di Gavi di Michele Chiarlo hanno un altro effetto positivo. Agiscono direttamente sulla sua struttura, regalando al vino una longevità davvero inaspettata per un bianco. Rovereto si dimostra un Gavi capace di “resistere al tempo”. Le migliori annate possono essere apprezzate a distanza di anni e Michele Chiarlo conserva sempre una scorta di Rovereto per poterla offrire in degustazioni verticali che ne svelano la capacità di evoluzione.
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