«Posizione sceltissima»: trenta annate di Cerequio

«Posizione sceltissima»: trenta annate di Cerequio

Il 9 e 10 aprile 2026, al Palás Cerequio di La Morra, stampa internazionale e sommelier hanno attraversato per la prima volta tutte e trenta le annate del Barolo DOCG Cerequio. Un evento costruito intorno a una verticale completa –  dalle prime bottiglie fino all’anteprima 2022 – e a una cena che ha trasformato il vino in racconto. 

«Posizione sceltissima», scriveva Lorenzo Fantini nel 1880 nella sua Monografia sulla viticoltura nella provincia di Cuneo. Oggi, chi arriva da La Morra e guarda verso sud vede un’ampia conca ordinata, un anfiteatro naturale che raccoglie la luce e la trattiene per tutto il giorno. Quello di Cerequio è uno dei paesaggi più leggibili del Barolo, e forse anche uno dei più didattici: in poche curve si concentrano la geologia, l’esposizione e la misura che definiscono questa denominazione.  

Il nome Cerequio affiora già nel 1516, in un atto che definiva i confini tra La Morra e Barolo. Il toponimo ha attraversato i secoli insieme al paesaggio: una conca regolare, protetta dai venti, con pendenze morbide e la borgata al centro. L’anfiteatro si apre verso sud, riceve luce costante e mantiene un microclima equilibrato, ideale per il Nebbiolo. 

I suoli appartengono alla formazione tortoniana, tra le più antiche dell’area del Barolo. L’elevata presenza di magnesio – cinque volte superiore alla media – è un tratto distintivo e quasi simbolico di Cerequio: un elemento determinante, che contribuisce alla precisione tannica e alla stabilità nel tempo, due aspetti che definiscono in modo netto la fisionomia del vino di Cerequio. 

Quando Michele Chiarlo vi mise radici nel 1988, l’intento era chiaro – ed è lo stesso che guida l’attività aziendale ancora oggi: costruire una geografia del vino fondata su vigne di valore assoluto. Cerequio rappresentava, in questa visione, il vertice di un triangolo ideale con Cannubi e La Court. Da quella prima stagione, l’88, produciamo il Barolo DOCG Cerequio solo nelle annate d’eccezione, in quantità limitate e distribuite su assegnazione. 

Cerequio ha un numero di C.R.U tutto suo: leggi la versione completa di questo articolo sfogliando il magazine online 

Il 9 e 10 aprile 2026, al Palás Cerequio di La Morra, queste trenta annate si sono ritrovate tutte insieme per la prima volta. Stampa internazionale e sommelier hanno attraversato la verticale completa: dalle prime bottiglie fino all’anteprima 2022, passando per le sei annate della Riserva – inclusa l’anteprima 2019. Un percorso che ha permesso di leggere Cerequio nella sua interezza, annata per annata, lasciando che ogni vino portasse la propria voce senza sovrascrivere le altre. 

La sera, la Cerequio Dinner ha trasformato la verticale in un racconto a tavola: due chef emergenti, quattro mani, ogni portata pensata intorno a una diversa espressione di Cerequio. Un formato che ha rispettato la natura del luogo – la vigna come centro, il vino come misura – senza ridurla a scenografia. 

Le trenta annate raccolte in questi decenni raccontano un cammino condiviso: la collina che cambia con il tempo, il tempo che si deposita nella collina. Osservarle insieme significa seguire un filo che unisce stagioni, scelte e identità. Un filo che, annata dopo annata, ha dato a Cerequio una voce sempre più definita.