L’arte è come il vino: crea legami. Intervista a Ugo Nespolo

L’arte è come il vino: crea legami. Intervista a Ugo Nespolo

La porta sul vigneto di Ugo Nespolo

Ugo Nespolo è uno dei grandi artisti che, con le loro opere, “illuminano” l’Art Park La Court. Lo abbiamo intervistato per scoprire come dialogano arte, paesaggio e vino.

Portare l’arte alla vita e la vita di tutti i giorni all’arte, fuori dalle teche, dai musei, nei luoghi dove la gente vive e lavora. Ugo Nespolo, classe 1941, è un artista totale, o meglio un uomo-artista, come è stato definito, la cui opere attraversano materiali, ambiti e contesti diversissimi.

Ugo Nespolo al lavoro

Ugo Nespolo al lavoro

Dalla pittura alla scultura, dal design alle installazioni, dalle contaminazioni con il cinema, il teatro, la pubblicità, fino all’impegno teorico e avanguardistico che lo ha portato a collaborare con filosofi del calibro di Giancarlo Ferraris e umanisti come Umberto Eco. Il tutto, mantenendo una carica vitale e gioiosa, «poetica» nel suo significato più etimologico, ovvero quello del greco, il ποιέω, il «fare creativo» che compone e inventa nuovi mondi: «L’artista non si deve porre limiti – afferma. L’arte è l’elemento intrinseco di tutti i mezzi con cui realizzo le mie opere».

Un’inventiva che l’artista di Torino ha applicato all’interno dell’Art Park La Court. Qui, nel 2013, in occasione del decimo anniversario dall’inaugurazione, Nespolo ha realizzato la Porta Artistica sui vigneti, una sorta di ingresso policromo e scanzonato al museo fra le vigne di Michele Chiarlo. Con i suoi elementi Pop e colori sgargianti, la Porta, invita il visitatore a predisporre il proprio animo e sguardo a un’esperienza nuova, che unisce la magia al paesaggio, il contesto produttivo dei filari a quello poetico dell’arte.

Michele Chiarlo and Ugo Nespolo

Ugo Nespolo e Michele Chiarlo

Ugo Nespolo, ci può raccontare come ha conosciuto Michele Chiarlo e perché ha deciso di collaborare alla creazione della Porta?

Fui coinvolto dalla famiglia Chiarlo per le celebrazioni del decennale dell’Art Park La Court. Subito mi affascinò l’idea che persone estranee al mondo dell’arte, dedite al vino e alla vigna, si interessassero e stimassero il mio lavoro. Quando seppi però che, da più di dieci anni, Michele Chiarlo e i suoi figli avevano fondato un museo a cielo aperto, accessibile a tutti, in un contesto particolare come quello di una vigna, fui davvero entusiasta di poter partecipare.

Com’è nata l’idea della Porta Artistica?

Il mio intento era quello di realizzare una porta simbolica della e sulla collina. Una specie di scultura trilita (ovvero di tre parti n.d.r.), una trabeazione che fungesse sia da rito di passaggio, di ingresso in un mondo nuovo, sia da cornice, in cui valorizzare il paesaggio circostante. L’importante era fare qualcosa sulla collina, a contatto con la collina.

Si potrebbe definire un’opera di land art?

Direi piuttosto un’opera paesaggistica. Lavorare con il paesaggio significa rispettarlo. La mia porta è qualcosa di molto leggero, trasparente, quasi etereo. L’obbiettivo non era quello di teatralizzare o appesantire, ma svelare ciò che già esisteva e tutt’ora esiste: portare in primo piano il paesaggio, non relegarlo a comprimario.

Bozza della Porta sul Vigneto

Bozza della Porta sul Vigneto

Che rapporto ha con il Monferrato?

Il Monferrato è un luogo meraviglioso che non ha nulla da invidiare a colline ben più famose. Ha forse un aspetto meno turistico, che tuttavia va colto nel suo valore positivo: preserva il suo aspetto naturale e genuino più di altre aree vitivinicole. Una genuinità che non è solo naturale, ma anche umana.

È vero che ama la Barbera d’Asti?

È vero che non sono un grande bevitore, ma amo molto la Barbera. È vino “nostro”, un vino della tradizione, sempre presente sulla tavola dei miei nonni, un vino quotidiano. Forse più semplice di Barolo e Barbaresco, meno blasonato. Di sicuro più autentico, un vino che, come l’arte, si esprime al suo massimo grado quando crea un rapporto tra le persone.

Ultimamente lei ha aderito al Manifesto della Corporate Art, che promuove l’incontro tra arte e brand, come si conciliano i due mondi?

Le grandi avanguardie hanno sempre lavorato con l’industria, non vedo alcuna contraddizione come vorrebbero i detrattori. Le aziende sono un cuore pulsante della società, uno dei suoi polmoni. Lavorare con le aziende significa connettersi con il mondo reale, produttivo. Il commercio ha sempre portato vicinanza e contaminazione, gettando i presupposti per i rapporti tra le persone, creando legami, una delle cose che più mi affascinano e che sono al centro del mio percorso artistico.