Wine Buds all’Art Park La Court, tra memoria e nuove tecnologie

Wine Buds all’Art Park La Court, tra memoria e nuove tecnologie

Art Park La Court Madre Natura

Venerdì 30 giugno, l’Art Park La Court ha ospitato la seconda edizione di Wine Buds, la community di giovani produttori vitivinicoli delle colline Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tema della serata, il fecondo rapporto tra memoria e tecnologia. Molti ospiti presenti dal mondo dei media, della musica e del food in chiave “tech”. Tra questi, abbiamo intervistato i ragazzi di «Audio Di Vino» che hanno “sonorizzato” la degustazione verticale della Barbera d’Asti Superiore Nizza Docg La Court e La Court Vigna Veja.

Come possono le nuove tecnologie guardare al passato e integrarsi con tutto ciò che fa parte della storia di un’azienda? Come la memoria e il rispetto per la tradizione possono fecondare lo sguardo verso il futuro? Queste le domande che hanno guidato “(S)low tech” il secondo evento organizzato dalla community Wine Buds che di anno in anno si dà appuntamento in una cantina del territorio con l’intento di creare un ambiente di confronto e di scambio.

Art Park La Court WineOled

WineOled, la rivoluzionaria lampada per analizzare il colore del vino (photo credit Exploria)

Tema della serata, che si è svolta presso l’Art Park la Court, è stato il difficile rapporto tra memoria e tecnologia, tra tradizione e innovazione, tra ciò che il passato ci insegna e quello che il futuro vorrebbe che dimenticassimo. Moltissimi gli ospiti invitati a stimolare il dibattito, provenienti da diversi ambiti: il giornalista Maurizio Pesce, tech editor di Wired, il musicista Madaski leader del gruppo reggae “Africa Unite”, Cristiano Rigon, fondatore di Gnammo, Dario D’Elia giornalista per il sito su tecnologia e videogiochi Tom’s Hardware e Riccardo Carone, CEO della compagnia di design DesLab, che ha presentato l’innovativa lampada Wineoled Eye.

E poi il food, giocato tra tradizione e tech, con il cioccolato d’autore di “Bodrato Cioccolato”, i caprini a latte crudo della Cascina La Vetriata, le lingue di suocera e i grissini di Mario Fongo “Il Panatè” i sapori sottovuoto di Migusta, il Barbera Tonic dei Cugini di Torino e la cucina piemontese in chiave “tech” di Diego Crippa, chef dell’Enoteca Regionale di Canelli.

Un momento delle degustazioni (photo credit Exploria)

Wine Buds ha riservato alcune piacevoli sorprese. Tra queste, la verticale sonora proposta da Michele Chiarlo  – tre grandi annate di Barbera d’Asti Superiore Nizza Docg La Court e Barbera d’Asti Superiore Nizza Docg La Court Vigna Veja – e «Audio Di Vino», una sorta di evento multisensoriale in cui la classica degustazione viene sonorizzata con melodie e canzoni, diffuse attraverso un impianto valvolare costruito artigianalmente. Per capire come musica e vino si sono incontrati, abbiamo intervistato Alessandro Costa di «Audio Di Vino», che ci ha introdotti al quarto “senso” del vino: l’ascolto.

Alessandro, spiegaci cosa fa Audio Di Vino?

Audio Di Vino è un’associazione culturale di Imola che quest’anno festeggia dieci anni di attività. Oltre al sottoscritto, ci sono Marco Mazzotti e Andrea Bolognesi, il factotum degli impianti che utilizziamo per diffondere la musica. Siamo appassionati di vino e cibo che hanno scoperto il piacere di coinvolgere la musica all’interno di una degustazione. Il nostro obiettivo è aggiungere un’emozione, creando una sinestesia tra i sensi.

Art Park La Court verticale sonora

Stefano Chiarlo conduce la verticale sonorizzata da Audio di Vino (photo credit Exploria)

A proposito di impianti, i vostri sono costruiti a mano?

Assolutamente sì. Audio Di Vino utilizza impianti costruiti a mano da Andrea utilizzando una “tecnologia del passato”, ovvero le valvole, predecessori degli odierni transistor. Il suono così ottenuto è analogico, ma, soprattutto, è un suono “artigianale”.

«Artigianale» è per voi un concetto importante.

Artigianale non significa “amatoriale” o “approssimativo”. Per noi rappresenta un valore aggiunto, una qualità inarrivabile. Come l’arte, come il vino, i nostri suoni valorizzano la dimensione del “fatto con le mani e con l’esperienza”, curando ogni aspetto nei minimi dettagli. Credo sia questo il motivo per cui siamo riusciti a coniugare musica e degustazioni di vino e cibo, perché, grazie a questi «suoni artigianali», amplifichiamo l’unicità di un gusto, creando una somma di emozione irripetibili, artigianali appunto.

Lavorando con il vino di Michele Chiarlo, quali scelte avete operato?

Abbiamo lavorato su alcune parole chiave per scegliere la musica che accompagnasse la verticale, parole che credo descrivano bene i vini prodotto da Chiarlo: territorio e fedeltà.

Territorio significa raccontare la zona da cui i vini provengono, fare scelte che appartengono alle proprie radici, che valorizzano l’esistente. Fedeltà, invece è la capacità di essere coerenti al proprio territorio, cioè di rispettare le caratteristiche, la personalità e i gusti – in questo caso – che lo stesso territorio esprime. Il bello della musica è che, in questo caso, completa ciò che il palato suggerisce, si innesta su di una conoscenza immediata e aggiunge emozione all’emozione.