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La memoria del passato è uno strumento necessario per affrontare le sfide future. Sembra una frase a effetto, invece è una massima aurea,da applicare a tante attività. anche al mondo del vino.
Lo ha ben compreso Michele Chiarlo, griffe dell'enologia piemontese, a capo di una delle più attive e intraprendenti "maison" con vigneti e cantine a Calamandrana (At), ma anche filari a Gavi nell'Alessandrino, e a Cerequio, collina mito di La Morra, nel Cuneese, culla del re dei vini italiani. il Barolo. |
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Proprio qui lungo la strada semiasfaltata che attraversa il crinale, una sorta di cicatrice tra le "dune" verdi coperte da vigneti (solo 16 ettari di cui 6 di proprietà della Casa vinicola astigiana), Chiarlo ha aperto il suo "caveau" dedicato al Barolo; 6 mila bottiglie collegate a 12 annate del "grande rosso" piemontese. Il tutto rinchiuso in cantine sapientemente restaurate con antichi cancelli a far da guardiani a preziosebottiglie inserite in perfetti cubi formati dalle cassette di legno che le contengono. Una parterre de Roi con chicche memorabili. come il primo Barolo prodotto dall'azienda astigiana targato 1958, e via via le altre annate cult delvino simbolo: dall'85 al '97 all'ultimo nato del 2001 (il Barolo va in commercio solo dopo 5 anni di affinamento). A fine giugno, nell'ambito della rassegna Oro, argento e sbronzo dedicata alla competizione nello sport e nel vino organizzata nel STORIE prese in custodia parco artistico lo Court tra le cascinee i vigneti che Chiarlo possiede a Castelnuovo Calcea nel Sud Astigiano, c'è stata lo presentazionealla stampa del caveau di Cerequio.
Decine di enogiornalisti, seduti nella sala dei sensi. l'area degli assaggi. hanno degustato tre annate di Barolo firmate da Chiarlo: 2001.'99 e'96. Alla fine, sia pure di misura, ha vinto l'annata del decennale.
In quell'occasione Michele Chiarlo ha chiarito scopi e obiettivi della sua ultima fatica: «Con i miei figli. Alberto e Stefano - ha detto Chiario -, volevamo creare un'arca nella quale raccogliere la memoria enologica del Barolo ottenuto con le uve del nostro appezzamento di Cerequio.
Intendevamo conservare la testimonianza dell'impegno dell'azienda a favore di questa produzione. Accanto a quest'idea c'era anche quello di assicurare la presenza di bottiglie di annate storiche di Barolo che alcuni grandi ristoranti di tutto ilmondo ci stanno richiedendo. lnsomma non avere a disposizione alcune bottiglie del 1989 o del 1993, piuttosto che dell'85, era davvero un gran peccato a fronte di una richiesta sempre crescente. Così abbiamo creato questo caveau da cui poter attingere, anche se con parsimonia. Perdere intere annate di Barolo è come abbandonare all'oblio lo fatica e la ricerca di uomini e donne che amano il lavoro tra le vigne e incantina.
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