Ed eccoci nuovamente sulle orme di La Court. Sul sentiero di vino, cultura e umanità segnalo dalla famiglia di Michele Chiarlo, dalla moglie Giuseppina, dai figli Alberto e Stefano e dalle loro mogli Simona e Laura. Soprattutto la nuova generazione si è impegnata in questo progetto, trasformando sotto l'occhio vigile di Michele uno dei più bei vigneti dell' Astigiano, La Court a Castelnuovo Calcea, in un parco artistico con le istallazioni scenografiche di Lele Luzzati [...].
Di stelle quest'anno se ne sono viste molte, nel senso di star famose, ma pochi astri veri nel cielo. Purtroppo, infatti, nel pomeriggio di sabato 24 giugno si è abbattuto un temporale violento sulle Langhe e sul Monferrato. Per fortuna, per una sfacciata fortuna, la sera il vigneto era tornato praticabile e si è potuto animare il talkshow, dalle 22.45, con conseguenti chiacchierate e degustazioni fino alle 3 del mattino. Dopo il noir e l'eros quest'anno il tema è stato lo sport o meglio la competizione umana. "Oro, Argento e sbronzo": questo il titolo del dibattito che si è tenuto a La Court dopo la cena nelle cantine di Chiarlo. Protagonisti campioni di diverse discipline, compresa la leggenda delle nevi Alberto Tomba, con l'accostamento ardito di un campione mondiale dei sommelier, Giuseppe Vaccarini, e altri che scopriremo tra breve. Fin qui il lato ludico, che riprenderemo. Vogliamo prima spostarci di qualche chilometro, da Calamandrana a La Morra, dove Michele Chiarlo ha presentato nel borgo di Cerequio una sala degustazione: qui sono custodite le annate storiche dei preziosi cru di Barolo Cannubi. Cerequio e Brunate. La cascina e il nuovo locale, circondati dai più pregiati vigneti di Langa, esprimono la filosofia della famiglia, tra tradizione e modernità. Le luci sono blu (colore dominante della famiglia Chiarlo) e bianche. Colpisce soprattutto la pedana di vetro multistrato opalino retroilluminata. Sopra la pedana è collocato il tavolo di rovere a unica gettata di 7 metri e mezzo, poltroncine di acciaio e vetro, lampade a sospensione, contenitori di acciaio satinato e un box in vetro trasparente appeso sono elementi che conferiscono all'ambiente equilibrio armonico tra forme e materiali. Dalla Sala dei Sensi, attraverso una maestosa porta vitrea scorrevole si accede alla sala riposo delle bottiglie di Barolo, il "caveau" in cui cornici sospese sottolineano la preziosità dei lotti retrostanti. Vi sono custodite più di 6 mila bottiglie, dalla collezione di magnum e jeroboam al tesoro di annate storiche dal Barolo 1958 al Cerequio 2001. Torniamo alla vigna. La famiglia Chiario possiede 6 dei 16 ettari di Cerequio. Vicino di casa è Angelo Gaja. I vigneti sono disposti verso sud e sud-ovest e dalla terrazza panoramica si nota la lunga schiena della collina, che dovrebbe essere la "porzione" migliore, ci spiega Stefano Chiarlo , l'enologo di casa.
Per la presentazione ufficiale del caveau, Michele Chiarlo ha messo sul tavolo, in degustazione, tre annate p arti colari dei due cm più blasonati, Cannubi e Cerequio nelle versioni 1996, 1999 e 200 l . Un bel bere che ha incantato. Vediamo come. Usiamo le parole di Giuseppe Vaccarini, campione del mondo dei sommelier 1978: «I profumi hanno un denominatore comune che può derivare dalle condizioni climatiche del luogo, come la nota balsamica, però vi sono differenze dettate dai diversi terroir. 1 due vini del J996 sono pronti, perfetti. Il J 999 è ancora un po' chiuso al naso. Tutti sono caratterizzati da tannini dolci». Le parole di Vaccarini hanno avuto una conferma nella classifica finale della degustazione dei sei vini. [...] Si è fatta sera, dopo l'improvviso e violento acquazzone, e gli ospiti si sono dati appuntamento per la cena nella cantina di affinamento dei Chiari o a Calamandrana, preparata dall' ottimo ristorante Violetta (carne battuta al coltello, peperone farcito, tagliatelle al sugo di funghi, stracotto al Barolo con patate lesse, semifreddo al torrone).
I vini: Fornaci Gavi Docg 2003, La Court Nizza Barbera d'Asti Superiore 2003, Triumviratum Barolo Riserva 1999 e Smentiò Moscato d'Asti Vendemmia tardiva 2004. E inaspettatamente, attorno alle 22.30, la cascina Castello a Caste Inuovo Calcea, cioè alla base del Parco de La Court, era pronta ad accogliere i protagonisti sportivi del talkshow e centinaia di persone che avevano creduto nel miracolo che la serata si aggiustasse. E L'incontro intitolato "Oro, argento e sbronzo" prevedeva la partecipazione di campioni dello sport che hanno segnato un epoca. A cominciare dalla star Alberto Tomba, mattatore della serata, con ricordi legati alle fughe in cantina quando si trovava a gareggiare in rinomate zone viticole. Così ha conosciuto il suo vino preferito, Vega Sicilia Unico, di cui i produttori gli omaggiarono preziose bottiglie del 1963. Lo sport come divertimento che può avere risvolti umanitari. come nel suo caso, essendo oggi membro della Laureus Sports Academy, organizzazione benefica internazionale.
Sono intervenuti per discorrere dello sport com'era e com'è oggi altre leggende, come Livio Berruti, che a Roma nel 1960 riuscì a battere due record in due ore, lasciandosi alle spalle il superfavorito Norton. Quella di Berruti è una storia esemplare di serio impegno nella propria disciplina, senza mitizzazioni. «Ad esempio», ha confidato, «io volevo diventare un campione di tennis e mi ero iscritto nella mia squadra di atletica a Torino solo perché la società aveva tanti campi da gioco e mi pregustavo le numerose p arti te». Invece il destino gli aveva scritto un altro copione. E poi il lavoro: «Mi sono comunque laureato in Chimica», ha raccontato Livio Berruti, «e ho lavorato in tutt'altro campo, nella pubblicità e per le relazioni esterne della Fiat. Ho anche partecipato alla marcia dei 40 mila, e quella è stata l'unica volta che ho marciato, anziché correre...». La serata si è svolta in un'azienda vinicola, dunque il microfono è passato al campione del mondo dei sommelier (1978), Giuseppe Vaccarini. Si può immaginare la faccia dei francesi quando vinse. «A maggior ragione», commenta Vaccarini, «perché all'epoca in Italia questa era una professione inesistente. Comunque il mio vantaggio fu nel prepararmi in Inghilterra, dove potevo allenarmi degustando vini di tutti i Paesi».
[...] Infine, il calcio. Sul tema è intervenuta una leggenda per i torinisti (come i Chiarlo, per inciso): Renato Zaccarelli. Capitano della squadra e poi giocatore nella Nazionale, ha vissuto intensamente il calcio alla fine degli anni Settanta. «Era tutto diverso», ha ammesso Zaccarelli, che oggi è direttore sportivo al Bologna. «Pensate che ai Mondiali ci avevano messo nello stesso villaggio di una squadra avversaria. Assistevamo gli uni agli allenamenti degli altri...». Allora si poteva parlare ancora di gioco (o meglio giuoco) del calcio. Alessandro Torcoli |
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