Aprile 2010

Volume Semidivite 2010
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Chiarlo Vinitaly2010 Invito [pdf]

“A passion fifty vintages long”. Degustazione condotta da Cesare Pillon. “I vini più amati delle mie cinquanta vendemmie” Michele Chiarlo. Una storia di annate indimenticabili e di una passione infinita.

Giovedì 8 aprile 2010, ore 15:30 Vinitaly

UN POMERIGGIO LUNGO 50 VENDEMMIE

Vinitaly 2010 da ricordare per la Michele Chiarlo, che ha invitato giornalisti e amici a una degustazione speciale che, attraverso 7 etichette, ha ripercorso 50 anni di vendemmie e di vino di qualità firmato Michele Chiarlo, uno dei simboli più conosciuti e apprezzati del vino italiano nel mondo

L'importante appuntamento veronese, si è aperto in maniera speciale per la Michele Chiarlo, con una degustazione-evento che ha visto la partecipazione dei più importanti giornalisti di settore e non solo, e ha festeggiato mezzo secolo di vendemmie e vini che, partiti dalle amate terre piemontesi, hanno saputo conquistare i palati di tutto il mondo.

A condurre quello che è stato un vero e proprio percorso dei sensi e della storia dell'azienda di Clamandrana, l'amico Cesare Pillon che ha subito sottolineato la particolarità di quella che più che una degustazione è stata, come da sua felice definizione, una “enopsicanalisi”. Un percorso per scoprire, attraverso i vini, la personalità di chi li ha pensati, voluti e prodotti e le caratteristiche dei territori che nelle etichette scelte trovano un perfetto specchio di sé.

Ad aprire il percorso, il Gavi Fornaci di Tassarolo 2001 [ apri scheda del vino ] , un sorprendente bianco che ha stupito per la freschezza a 9 anni dalla vendemmia. Un vino generoso di profumi persistenti e sapori che si tornava piacevolmente a scoprire anche dopo aver assaggiato bottiglie ben più “maschie” e corpose.

Il secondo assaggio è stato la Barbera d'Asti superiore “nizza” La Court 2001 [ apri scheda del vino ], la bottiglia che forse più di tutte porta in sé la firma di Michele Chiarlo, che dalla Barbera è partito nella sua avventura di produttore e a questa ha sempre guardato come vitigno che più di ogni altro potesse crescere nel tempo, farsi scoprire e valorizzare il territorio che ne è la culla più vocata. Un vitigno che Chiarlo ha saputo portare ai massimi livelli e che la degustazione del La Court 2001 ha confermato una volta di più.

Il Barbaresco Asili 1997 [ apri scheda del vino ], ha svelato l'abilità di Chiarlo di ottenere ottime cose anche in annate difficili, come il '97 appunto, proponendo ai presenti un prodotto dalla notevole freschezza e dalla spiccata “piemontesità” che ben rispecchia, come tutti i vini del'azienda, il territorio di cui è figlio.

Con il Barolo Cannubi 1999 [ apri scheda del vino ] si è aperta la “tetralogia” di assaggi di quello che sicuramente è il “biglietto da visita” più conosciuto della produzione piemontese. Pillon ha tenuto a sottolineare come i terreni che danno vita al Barolo Cannubi, siano stati fortemente cercati e voluti da Michele Chiarlo, che, precorrendo i tempi, chiamò uno dei maggiori esperti di terrazzamenti senza strutture in muratura, per sfruttare al meglio una collina la cui pendenza è intorno al 50%. Un terreno straordinario, per caratteristiche fisiche e morfologiche, che ha dato vita a un vino “discreto” (nel senso nobile del termine), che non si presenta in modo prorompente, ma regala continue sorprese ed evoluzioni di profumi e armoni.

Il Barolo Triumviratum 1996 [ apri scheda del vino ] ha reso omaggio alla tradizione più antica, provenendo da uve dei tre cru più vocati (Cerequio, Cannubi e Brunate, nei comuni di La Morra e Barolo), e da una vinificazione che segue una metodologia molto tradizionale, con una fermentazione di 27-28 giorni a contatto con le bucce e almeno 3 anni di affinamento in grosse botti e 3 anni in bottiglia. Un Barolo che viene prodotto solo nelle annate migliori e che assicurano grande longevità.

Longevità che è una delle caratteristiche anche del Barolo Cerequio 1990 [ apri scheda del vino ], vino che segue lo stesso processo di vinificazione del Barolo Cannubi ma regala sensazioni diverse, con profumi netti e senza fronzoli, tannini dolci e una lunga persistenza.

Il “regalo” finale di Michele Chiarlo per questo cammino straordinario è stato il Barolo 1958, affinato da Chiarlo quando ancora non possedeva vigneti di proprietà. Una dimostrazione della lungimiranza che ha contraddistinto il produttore fin dagli inizi della sua carriera, portandolo, quando la cosa per molti era una follia, a investire da subito sul territorio e sulla qualità, con una determinazione che gli ha fatto conservare parte di quelle prime bottiglie, curandole, ritappandole e colmandole regolarmente per poter offrire, a 50 anni di distanza, i sapori e le sensazioni che da sempre contraddistinguono il vino piemontese più autentico.

Quel vino con cui Michele Chiarlo ha festeggiato in modo irripetibile le “nozze d'oro”, coronamento dei “primi 50 anni” di passioni e vendemmie, ma anche punto di partenza che promette, attraverso le nuove generazioni già saldamente alla guida di una realtà dalla diffusione (e l'apprezzamento) mondiale, un futuro ricco di altrettante soddisfazioni e successi.


Relazioni stampa: Laura Botto Chiarlo
mobile 339 4111938
laurabotto@alice.it

 

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